A Raul Fernandez è piaciuta la fuga! Volevamo titolare così, ma poi non si sarebbe reso il giusto onore, con un titolo così, a una domenica di Silverstone che invece ha contenuto storie potenti sopra un podio solo. Un podio tutto – rigorosamente – Aprilia, con Fernandez sul gradino più alto e, ai lati, Jorge Martìn e Marco Bezzecchi. Tre perfezioni differenti nelle interpretazioni, ma capaci di far passare quasi inosservata l’imperdonabile imperfezione di pneumatici che con l’asfalto di Silverstone non ci vogliono andare d’accordo per niente. Gli altri l’hanno pagata cara, i tre di Aprilia, invece, hanno potuto giocarsela come se le gomme non servissero.
Di cuore. Di muscoli. Di nervi. Di strategie differenti che hanno dovuto tenere conto anche della back road di ognuno: Raul Fernandez che non ha niente da perdere e s’è giocato tutto da subito, Jorge Martìn che è leader del mondiale e voleva più punti possibili e Marco Bezzecchi che, da mezzo rotto come è, ha gestito anche il suo corpo oltre l’usura dello pneumatico. Uno, Raul, a attaccare. L’altro, Martìn, a difendere. L’altro ancora, il Bez, a resistere. Attaccare, difendere, resistere: l’RS-GP è la moto che non si tira indietro per niente di tutto questo. E l’Aprilia è la squadra dei verbi umani coniugati alla tecnica. Risultato? Esattamente questa pagina di storia delle corse scritta oggi a Silverstone.
“Difficile parlare: sono molto felice” – ha detto Bezzecchi con l’ultimo filo di fiato che gli restava e gli occhi felici di un ragazzo stremato. "Sono molto felice per il team e per me stesso – è invece stato il messaggio leggermente più prolisso di Jorge Martìn (che adesso guida la classifica generale con 31 punti di vantaggio) - Abbiamo trovato la direzione, oggi ho commesso un piccolo errore in partenza e ho perso la vittoria li. Alla fine ho imposto il mio ritmo, sperando che Raul perdesse un po', ma è stato fantastico". Sì, è stato fantastico e anche lui, Raul Fernandez. Le prime parole le ha spese per Aprilia e la sua squadra americana del grande capo Justin Marks: “Sono molto felice, non so come spiegare cosa provo ora, sono felice perchè Justin è qui. E’ qui e può godersi la vittoria. Insieme a lui abbiamo vissuto un grande weekend, ieri ero molto frustrato dopo il mio errore, ma fa parte dello sport, siamo umani e possiamo commetterli. Ora siamo tornati alla vittoria".
Sì, alla vittoria totale in una Silverstone in cui tutti gli altri senza una Aprilia devono leccarsi le ferite. E forse farsi anche qualche domanda, a cominciare da Ducati. I due migliori con la Desmosedici, Alex Marquez (quarto) e Fabio Di Giannantonio (sesto), sono esattamente i due a cui Ducati ha già rinunciato per il proprio futuro, in favore di un Pedro Acosta che, comunque, ha chiuso quinto con un a KTM che di sicuro non è la migliore della classe. La cronaca secca? E’ successo di tutto, a cominciare dalla partenza, quando sia Jorge Martìn che Ai Ogura si sono ritrovati con l’abbassatore agganciato a lasciare scintille dal fondo delle loro moto, mentre Fernandez scappava subito via. Nella mischia, all’inizio, c’è stato anche Marc Marquez, ma è durato tutto meno di tre giri, con il 93 che ha dovuto accorgersi presto che con la “Desmosedici mangiagomme” ci sarebbe stato tanto da soffrire. E pure tanto da farsi da parte, arrendendosi al fratello Alex, a Acosta e, sul finire, anche a Di Giannantonio.
Pecco Bagnaia? Peggio di ieri, sulla ghiaia e con le braccia sconsolate di uno che proprio non riesce a spiegarsi cosa sta accadendo. A studiare quello che è accaduto, però, Pecco Bagnaia non sarà l’unico. Perché Silverstone ne ha visti arrivare al traguardo solo sedici, con Brad Binder ottavo dietro a Marc Marquez e Luca Marini con Diogo Moreira a chiudere la top10. Una top10, quindi, da cui ancora una volta è mancata una Yamaha, con Alex Rins fuori dai giochi da subito e Fabio Quartararo dodicesimo dietro alla Ducati di Franco Morbidelli, seguito a sua volta da Jack Miller. Addirittura dietro al collaudatore di KTM, Pol Espargarò, invece, Toprak Razgatlioglu e Augusto Fernandez.