Il weekend di Fernando Alonso a Zandvoort è stato un cinema dall’inizio alla fine, dimostrando che, a 45 anni, è ancora il leone di quando vinceva i mondiali, dentro e fuori la pista. Tutto inizia giovedì, quando lo spagnolo è uno dei primi a parlare con la stampa in vista di un fine settimana forse cruciale, dove la Honda, dopo gli aggiornamenti di Aston Martin in Ungheria, porta il primo motore evoluto per cercare di far fronte a una situazione imbarazzante. Inevitabilmente, l’aggiornamento e le prestazioni della AMR26 peseranno sul suo futuro, che si deciderà da qui a poco.
Quando arriva all’ultimo piano dell’hospitality del team, elegantissima, la sala è piena e tutti noi giornalisti siamo accavallati uno sull’altro intorno a un tavolo ovale, dove lui si siede al centro. Sorride, saluta, poi prende il microfono pronto a rispondere alle domande. La prima, inevitabilmente, riguarda l’aggiornamento Honda. Lui svia, dice di non aspettarsi nulla se non qualche piccolo miglioramento, ma che è impossibile saperlo finché non scenderanno in pista.
Qualche secondo dopo, un collega olandese gli chiede quanto il suo futuro sia legato a questi regolamenti, che non gli piacciono. Lo guarda, si prende un attimo e risponde con un lapidario “Per niente”. Poi, argomenta: “Quelli resteranno. Nel 2027 ci sarà una piccola modifica sulla potenza, la combustione aumenterà un po’, ma resteranno praticamente gli stessi. Spetta a me decidere se voglio divertirmi di più o di meno”.
Dalla platea incalzano, questa volta però citando le tempistiche della decisione. Lui, con grande sarcasmo, replica: “Sono appena tornato dalle vacanze, quindi vedremo nei prossimi giorni, settimane o mesi. So che Lawrence Stroll - proprietario del team - sarà qui, quindi farò un bel pranzo o un caffè con lui, forse a Monza o non so quando verrà la prossima volta. Magari nelle prossime settimane”.
Il cinema vero, però, arriva quando l’argomento di discussione diventa la sua età. 45 anni, il più anziano della griglia. Lui risponde con una bomba potentissima: “Questo non è il calcio, non è l’atletica, non è la NBA. Abbiamo corso in Qatar, penso fosse il 2023. Tutti erano mezzo morti nel parco chiuso e io stavo bene. Facevo le interviste senza problemi. C’è qualcuno che usa il 100% delle proprie capacità cerebrali e fisiche per guidare l’auto e forse Max Verstappen ne usa il 10% perché è su un altro livello, quindi dipende”.
Per chiudere definitivamente la questione, aggiunge: “Ci sono piloti che non sono mai stati sul podio, piloti che non hanno mai vinto una gara, piloti che sognano di diventare campioni un giorno. Ho ovviamente quegli obiettivi e quell’appetito, ma ho anche ambizioni più grandi, come quando ho preso un anno sabbatico: essere un pilota più completo e imparare cose diverse, non solo specifiche della F1”.
Chiude così il suo incontro con noi giornalisti. Da quel momento in avanti, solo macchina, monopattino nel paddock e bici in pista a fine giornata, sempre vestito come un ninja per far fronte al vento perenne che ci ha accompagnato lungo tutto il weekend. Sembrava sempre pronto a battagliare, persino quando in qualifica e gara Sprint, e poi nelle qualifiche del sabato, la sua Aston Martin lo relega nelle ultime posizioni. Qualche miglioramento è arrivato, ma forse meno di quanto ci si aspettasse.
Tutto pareva pronto per l’ennesima gara passata nelle retrovie, immeritatamente. Ma con Alonso, non sai mai cosa può succedere. E infatti, con una prestazione da fuoriclasse, artiglia due punti d’oro per questa Aston Martin tagliando il traguardo in nona posizione. Com’è stato possibile? Facile, è bastato essere l’unico pilota a fermarsi solo una volta ai box, mentre gli altri lo hanno fatto almeno due volte.
Doveva essere anche la sua strategia, ma per i miracoli, a volte, serve anche un pizzico di follia: “A volte dobbiamo deviare un po’ da quelle che sono le cose normali”, ha chiarito nel post GP. “Quando siamo nel traffico non riusciamo a sfruttare il nostro potenziale. Siamo più veloci in curva, mentre chi ci sta davanti è più lento sul dritto, e noi restiamo bloccati dietro. Quindi, non appena abbiamo pista libera davanti, cerchiamo di approfittarne, anche se non garantisce la prestazione ottimale o la strategia ideale, ed è quello che abbiamo fatto oggi”.
Ennesima masterclass in carriera che, alla fine, gli vale anche un record: 14esimo pilota più anziano di sempre a conquistare punti e il primo dopo 52 anni a ottenere punti in classifica dopo aver compiuto 45 anni. Non succedeva dai tempi di Graham Hill, nel 1974. Scrive la storia e semina il panico, ancora una volta.