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11 giugno 2022

Ci sono secondi in cui è o tutto o niente. Ed è lì che abita Charles Leclerc

  • di Giulia Toninelli Giulia Toninelli

11 giugno 2022

Attimi. Pochi, pochissimi, in cui si è chiamati a fare una scelta: dare il massimo o tentare di fare qualcosa in più, rischiando sopra i limiti, già altissimi, della Formula 1. Sfiorando muri, toccando cordoli, scodando e digrignando i denti mentre la monoposto balla, instabile e pronta a tradirti. Quelli sono gli attimi di Charles Leclerc, eroe di sabati infiniti, fatti di tutto o niente
Ci sono secondi in cui è o tutto o niente. Ed è lì che abita Charles Leclerc

A Baku ci sarà l'aria pulita davanti a Charles Leclerc ad aspettarlo sulla griglia di partenza per la quindicesima volta in carriera. È l'onore che spetta ai vincenti senza punti e senza gloria del sabato, quelli che dentro un solo giro si giocano tutto. Senza strategia, muretto, tempo da dedicare a considerazioni e opzioni, gomme e degrado.

Un giro e una sola scelta da prendere: dare il massimo o puntare a qualcosa in più. Alzare l'asticella già altissima che la Formula 1 ti chiede ogni volta che sali in macchina e pretendere il tutto, anche accettando il rischio di avere in cambio il niente. 

È fatta di quella linea sottile lì, la pole position. Forse la tradizione rimasta più pura in Formula 1, il vero guizzo del pilota che dentro il giro secco dimostra tanto, tutto, di chi è. Il guizzo che, sotto la pioggia o nel deserto, ha portato Lewis Hamilton 103 volte davanti a tutti in una carriera. Solo in macchina, chiamato a gestire talento e responsabilità, pressioni e giudizi per un decennio al vertice del suo sport. 

Charles Leclerc mostruoso a Baku: 15esima pole in carriera
Charles Leclerc mostruoso a Baku: 15esima pole in carriera

Il guizzo passato da pilota a pilota, da cuore a piede nella storia infinita di questo sport e che oggi sembra appartenere al piede di un ragazzo che, dentro questa scelta estrema, vive. Abita dove l'asticella è sempre più in alto, i muri mai abbastanza vicini, i rischi mai sufficientemente grandi, Charles Leclerc. Criticato per la troppa foga, per un cuore - rosso come la sua Ferrari - che chiede sempre di più, che vuole tutto e niente di meno. 

Leclerc conosce bene il sapore amaro dei muri di Baku in qualifica. Conosce la sofferenza della domenica, della delusione di uno 0 in classifica come quello collezionato a Barcellona e di un, ancora più sofferente, quarto posto a Monaco. Conosce l'alternativa tra l'accontentarsi e il massimo, e a Baku ha comunque scelto di puntare al massimo. 

Lo ha fatto quando serviva di più, alla sua autostima fatta a pezzi e alla sua squadra un po' zoppicante in difficoltà, e il risultato ottenuto non è, neanche lontanamente, solo una pole position. È un avvertimento, un promemoria per gli avversari, un ricordo per sé stesso. È un numero - un quindici - che supera quello del suo avversario, già campione del mondo, che di pole position in carriera ne ha ottenute in totale quattordici. 

La gloria senza punti di chi il sabato abita dove abita Charles Leclerc, terra di piloti che in quegli attimi decisivi scelgono sempre la stessa cosa. 

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