Negli ultimi tempi i giornalisti di destra sono stati sguinzagliati per scovare le fonti utilizzate dal conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, e a scavare dentro la vicenda Lavitola, in vista dell’audit Rai che probabilmente rappresenterà la svolta per farlo fuori dai palinsesti della tv pubblica. Il quotidiano La Verità, dal canto suo, si è concentrato sul servizio realizzato da Claudia Di Pasquale per Report, trasmesso su Rai 3 nel dicembre 2020, a proposito degli stipendi d’oro dei dirigenti Cisl: “Gli insindacabili”, nel quale venivano denunciati i maxi compensi dei vertici del sindacato e che, secondo il quotidiano, sarebbe stato realizzato anche grazie a una fonte interna riconducibile presumibilmente a Laura Cianfoni, figura emersa tra le carte dell'inchiesta sull'attentato a Ranucci come sua confidente e intima amica. La Verità nell’ultimo pezzo di Matteo Carnieletto si è affidata a una fonte già utilizzata da Report per l’inchiesta in questione che, però, ha dichiarato di non volersi lasciar tirare in ballo, pur al tempo stesso criticando fortemente il contenuto di quel servizio, denunciando a sua volta presunte parzialità e ricostruzioni inesatte. A questo proposito ci siamo allora domandati se questa fonte a cui si affida La Verità possa corrispondere, o meno, agli stessi utenti di nome “Laura” e “Ex Fai” che abbiamo notato tra i commenti di un post pubblicato sul blog dei sindacalisti Cisl il9marzo. Chi può dirlo? Sappiamo solo che un utente anonimo ne rivela la parziale identità definendoli come “l’uomo bionico del Valdarno e il quadro C di Camogli”. Il padre di Laura Cianfoni, l’ex segretario Cisl Augusto Cianfoni è addirittura intervenuto direttamente tra i commenti per smentire le fantomatiche ricostruzioni da parte di questi due utenti. Questi bizzarri scriventi, infatti, raccontano di un fantomatico ristorante nell’entroterra laziale a Rocca Massima e di un complotto che vorrebbe Sigfrido Ranucci in combutta con Cianfoni per eterodirigere la sigla sindacale. Il tutto viene smontato punto per punto da Cianfoni. Ma andiamo con ordine.
Partiamo dal pezzo di Matteo Carnieletto del 6 agosto su La Verità che, come accennavamo, infila la penna nella piaga aperta dall’inchiesta intitolata “Gli insindacabili”, pubblicata su Rai3 il 14 dicembre 2020. In questo servizio Claudia Di Pasquale mette a nudo lo scandalo dei trattamenti previdenziali estremamente elevati di alcuni dirigenti. La vicenda era già stata denunciata nel 2015 dall’ex dirigente Cisl Fausto Scandola, poi espulso dai probiviri del sindacato per aver danneggiato l’immagine della segretaria generale Annamaria Furlan, e morto poco tempo dopo. La denuncia sottolineava come alcuni dirigenti avrebbero maturato trattamenti previdenziali molto elevati, in alcuni casi con un imponibile previdenziale lordo prossimo ai 200 mila euro, mentre il limite era previsto attorno agli 87 mila euro e modificato al rialzo dopo le polemiche del 2015. Con il ritorno di Report sulla questione vengono tirati in ballo Luigi Sbarra, prossimo a diventare segretario generale della Cisl al posto di Annamaria Furlan, anche lei inclusa tra gli obiettivi polemici dell’inchiesta di Report. A seguito della trasmissione, in Cisl scatta subito la caccia alla talpa e viene condannato in primo grado un dipendente Inps, Riccardo Weiss, individuato all’epoca come uno dei soggetti che aveva consultato quei dati tramite le proprie credenziali, ma non per averli diffusi alla stampa. Dunque in quel caso la vera fonte non è mai stata scovata. Ad oggi La Verità sostiene che la fonte di Ranucci tiri in ballo, senza mettere allo scoperto, un ex sindacalista Cisl. Noi, però, abbiamo scovato un forum di sindacalisti Cisl (il9marzo.it) in cui, sotto un post del dicembre 2024, tra i commenti alcuni utenti (“Claudia” ed “Ex Fai”) fanno un passo ulteriore verso la tesi sostenuta da La Verità, insinuando che figure interne al sindacato avrebbero aiutato Ranucci non solo nella realizzazione dell’inchiesta, ma addirittura nel condizionamento degli equilibri interni alla Cisl. Ed è proprio qui che interviene personalmente Augusto Cianfoni, padre di Laura Cianfoni ed ex dirigente Cisl, per difendere l’amico Ranucci e smontare alla radice le insinuazioni sul fantomatico complotto ipotizzato dai due utenti tra i commenti sotto il post.
Uno di questi si firma “Laura” e parla di un misteriosissimo ristorante nell’entroterra romano frequentato da “loschi figuri” interni alla Cisl. Un altro, invece, sotto il nome di “Ex Fai”, esplicita la tesi insinuata da “Laura” a proposito della presunta vicinanza tra Sigfrido Ranucci, Augusto Cianfoni e… perfino Carlo Calenda. Il tutto al fine di pilotare la Cisl da Rocca Massima, dove Ranucci va in vacanza e dove è cresciuto con sua nonna. Cianfoni, smentendo seccamente uno dei commenti allusivi, scrive che “costui non è un Ex Fai… è soltanto un ex”. All’ex dirigente Cisl risponde infine un anonimo che scrive: “Ranucci ha spiegato in più sedi chi collaborò con la trasmissione. Tra l’altro si sono fatti intervistare senza nascondersi, ad eccezione di chi era coinvolta in un processo che l’ha, peraltro, assolta”. Un bel casino, eh? Ecco, per capirne qualcosa di più, però, senza fare il solito sciacallaggio mediatico, è necessario conoscere l’argomento della discussione scatenata da questo articolo pubblicato sul blog il9marzo e, dunque, fare un po’ di ripasso della nostra storia sindacale recente.
Il sito in questione, anzitutto, nasce tra ottobre e novembre del 2014, quando la Cisl è alle prese con una pesante guerra intestina derivante dal commissariamento della Fai-Cisl. Ci troviamo nel momento in cui, dopo il fallito tentativo – respinto dai delegati – di fusione tra Fai e Filca, promosso dal segretario generale Augusto Cianfoni, la federazione agroalimentare viene commissariata e Cianfoni viene messo da parte, mentre contestualmente alla Fai inizia l’era di Luigi Sbarra come commissario. Da qui parte la sua scalata, che lo porterà a diventare segretario generale della Cisl nel marzo 2021. Carica che mantiene fino al febbraio 2025, quando, per ragioni anagrafiche, abbandona la poltrona per un’altra. Giorgia Meloni, infatti, lo nomina sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud. Nel post firmato da Grazia La Terza su il9marzo.it, di cui sopra, si fa un elogio delle parole di Savino Pezzotta, pubblicate sul suo blog, nelle quali si lamenta l’assenza di risultati concreti ottenuti da Luigi Sbarra, che non avrebbe fatto granché per i lavoratori su un tacito accordo con Giorgia Meloni, al fine di ottenere un qualche incarico governativo. Il pezzo in questione è del dicembre 2024 ed effettivamente, pochi mesi dopo, la previsione de il9marzo si concretizza. Si fa dunque un paragone con l’operato di Savino Pezzotta, già segretario generale della Cisl, che nel 2002 firmò il Patto per l’Italia con il governo Berlusconi, strappandogli un vero e proprio accordo al termine di una reale trattativa. Cosa che, nel 2024, Sbarra non avrebbe fatto, limitandosi ad appoggiare la linea politica di Meloni senza ottenere nulla, a parte la poltrona di sottosegretario, s’intende. Per queste motivazioni Pezzotta, nell’autunno 2024, firma la “Lettera dei 103”, un documento sottoscritto da oltre cento dirigenti ed ex dirigenti contro l’operato di Sbarra. Da qui parte lo scontro nei commenti tra chi è a favore di Pezzotta e chi gli è contrario e, dunque, a favore di Sbarra.
“Laura” commenta:
“intanto Sbarra incassa il finanziamento della legge sulla partecipazione, a dimostrazione che i rapporti con il governo la Cisl li ha , piaccia o meno”. Admin risponde “come ha fatto a incassare il finanziamento di una legge che ancora non c’è? O è un fenomeno, oppure è un ciarlatano”.
La discussione prosegue, intervengono altri utenti finché “Ex Fai” da il La alla bagarre:
“Un degno esponente della gerontocrazia Cisl che ha guardato male Calenda quando questo diceva che negli anni passati la Fim non si era mai appiattita sulle posizioni di Landini.
Una scena da teatro dell’assurdo”.
Qui “Ex Fai” fa riferimento a quando Calenda, ospite da Bruno Vespa aveva sostenuto che la Fim non si fosse mai appiattita sulle posizioni della Cgil.
“Laura” allora ribatte:
“su RAI eravamo popolari con un soggetto di qualche anno fa in Fim, era proprio il tempo in cui l’affarista (perché di politico non si può parlare) di ieri sera (11 dicembre 2024) da Vespa provava un opa sulla confederazione, partendo dell’aiuto di loschi figuri e soprattutto con qualche sponsor del Sigfrido romano, tante cene in un ristorante dell’entroterra di proprietà conosciuta. Erano tempi bui, tempi di piccoli personaggi, perché parlare di uomini sarebbe troppo. A qualche ex fai piacevano”.
Anonimo risponde a Laura, infilando il coltello nella piaga e rivelando parzialmente l’identità dei due utenti:
“l’uomo bionico del Valdarno e il quadro C di Camogli scrivono messaggi qui con nomi improbabili senza capire che sono arcinoti. Svuotare il portacenere della nonna pagati dai lavoratori non ha prezzo”.
Ma a chi si riferisce Laura quando parla di “affarista” e di “Sigfrido romano”?
Ci pensa “Ex Fai” a dare spiegazioni, complicando, però, ulteriormente la situazione:
“Prima traduco quello a cui alludi, in modo che capiscano tutti di cosa parli tu e cosa poi ti rispondo io. ‘Laura’ sostiene che (...) siccome Sigfrido Ranucci va in vacanza a Rocca Massima, allora tutti sono parte della stessa cricca (...) cianfonian-calendiana che voleva controllare la Cisl. Ma ora che in tv ci va Uliano – dal luglio 2020 segretario generale Fim-Cisl - (...) per ‘Laura’ le cose vanno meglio”.
Ecco che allora entra a gamba tesa Augusto Cianfoni in persona:
“Questo ‘ex Fai’ deve aver bevuto un po’ troppo. Fategli il palloncino prima di farlo straparlare. Certo, per dire cosí tante sciocchezze deve nascondersi dietro l’anonimato. Sulla vicenda FAI-FILCA io ho sempre detto quel che pensavo firmando sempre ciò che ho scritto. Vedo invece che girano ancora degli eroi mascherati: non solo perché non hanno il coraggio di ciò che dicono, ma perché non pensano mai prima di dirlo. Costui non è un ex Fai …è soltanto un ex”.
“Ex Fai” allora corre ai ripari, cerca di spiegarsi:
“Caro Augusto, non hai capito. Chi tirava in ballo te e la tua famiglia, senza avere il coraggio di parlare chiaro, era il commentatore che si firma ‘Laura’. Il quale ha rilanciato per allusioni la leggenda del complotto di cui tu saresti stato parte (...) con Ranucci. Con Rocca Massima luogo di ogni intrigo. E con il 9 marzo che sarebbe nato per portare avanti questo complotto con altri mezzi. Una storiella che a dirla esplicitamente fa ridere perché è ridicola. E allora io l’ho esplicitata. Così che chi ci crede ancora possa essere riconosciuto per il coglione che è. E chi la diffonde con il venticello della calunnia sia sbugiardato. E spero che almeno dire che questo blog non è nato da te e dallo pseudo complotto di Rocca Massima, ma per difendere il voto nel quale tu sei stato sconfitto (...)”.
Anonimo interviene in soccorso di Cianfoni:
“Ranucci ha spiegato in più sedi chi collaborò con la trasmissione.Ttra l’altro si sono fatti intervistare senza nascondersi ad eccezione di chi era coinvolta in un processo che la ha peraltro assolta. La Cisl ha citato in giudizio report in sede penale e civile. Come è finita la querela?”
Cianfoni allora torna all’attacco di “Laura” e rincara la dose:
“Ma perché non ti firmi con nome cognome? Io tutti codesti giri di parole né li apprezzo né li voglio interpretare. C’è gente in giro che ama fare il cantastorie. Al mio paese non si sono mai orditi complotti (...) col mio amico Ranucci. Qui si respira aria pulita. Le nebbie umidicce le lasciamo ad altri (...)”.
A questo punto “Laura” scopre l’ultima carta, che però è sempre la stessa:
“Oggi 16.5 gradi , brezza e du turisti ne abbiamo pure troppi. Quello che manca è chi ti fotografa al ristorante giusto…ma quello si sa può accadere altrove”. Alludendo chiaramente al ristorante di Valter Lavitola a Roma, scovato all’epoca da Il Riformista.
Cianfoni allora chiude la discussione con il suo ultimo e laconico messaggio:
“Chiedo scusa. Nel leggere gli acronimi di chi non riesce proprio a metterci un firma (e la faccia) credo di aver equivocato. Certo che deve avere una mente sopraffina e perfida colui (o colei?) che si firma ‘Laura’. Ma la sua perspicacia, ahi lui o lei non depone a favore della sua intelligenza. Un postumo rincorso così incorre sempre nel dire sciocchezze…a Roma si direbbe str…te. e togliti il cappuccio!…”
Eccoci giunti dunque alla fine di questa intricata discussione. Resta un’unica domanda, dunque, alla quale rispondere. Chi saranno mai i misteriosissimi “Ex Fai” e “Laura”? Anzi, forse a questo punto dovremmo dire: chi sono “l’uomo bionico del Valdarno” e il “quadro C di Camogli”?