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27 marzo 2024

Giovanni Crosetto, il “nipote d’Italia” candidato alle Europee grazie a zio Guido, è il vero specchio del Paese

  • di Fulvio Abbate Fulvio Abbate

27 marzo 2024

Giovanni Crosetto sarà il candidato di punta del Piemonte alle prossime Europee, lo dice zio Guido (ministro della Difesa). E già questo basterebbe per capire quanto il loro rapporto e la carriera del più giovane siano lo specchio di un’Italia di furbi. Ecco perché
Giovanni Crosetto, il “nipote d’Italia” candidato alle Europee grazie a zio Guido, è il vero specchio del Paese

Grazie, zio! Parafrasando altri scenari estetici basterebbe questo titolo per incorniciare la vicenda recente che mostra insieme Guido Crosetto e il suo nipotino Giovanni, maxi e mini. L’investitura? Qui occorre immaginare Zio che armato di spadone, durante una cerimonia familiare, sancisce, appunto, l’entrata in politica del giovane consanguineo. Dunque, d’ora in avanti di Crosetto non ce ne sarà soltanto uno. Crosetto I e Crosetto II, Cucciolo Crosetto. Un po’ come accade ai calciatori omonimi: Sentimenti I, Sentimenti II, Sentimenti III. Sarà anche in questo caso una cerimonia degli affetti, dei sentimenti, a determinare il futuro professionale e politico di Crosettino. Quanto al talento, vero, presunto, o piuttosto ancora da dimostrare, c’è tempo, intanto Crosettino si incammina… Zio, vado! Sì, vai, Nipote, e fatti onore. E qui, proprio Crosetto Nipote, occorre immaginarlo determinato, un po’ come D’Artagnan che raggiunge la Grande Città lasciandosi alle spalle gli armenti della provincia, munito di una lettera d’accompagnamento vergata da tal Monsieur de Tréville, pronta in saccoccia per i futuri riscontri; raccomandazioni avanti lettera. Nelle foto che li vede insieme, Crosetto Guido rispetto a Crosetto Giovanni appare imponente, montagna d’uomo che sappiamo, l’altro, aria smarrita, sembra pronunciare un grazie muto, un grazie rivolto proprio all’ombra protettiva di zi’. Nulla, davvero nulla, potrà fargli paura, metterlo in difficoltà, con un ciclopico parente siffatto. Anzi, Crosettino pronuncia espressamente gratitudine mista ad ammirazione: “La mia fortuna è avere un rapporto veramente paterno con mio zio – ripete infatti il nipote del ministro della Difesa – lui è un maestro, mi dà consigli e mi indica la strada da seguire”. Non solo zio, dunque, anche maestro di vita, Guido nostro, Guido suo. Non lo si è ancora detto, ma grazie all’ideale pullman di Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni che ha avuto proprio come spinterogeno iniziale la complicità di Crosetto zio, figure antemarcia verso Palazzo Chigi e ogni altro possibile Palazzo, che mini Crosetto si intuisce già al Parlamento di Bruxelles: “Sarà uno dei nostri candidati di punta in Piemonte”, ha dichiarato il vicecoordinatore regionale di Casa Meloni, Paolo Bongioanni. In verità, Mini Crosetto non è neppure così tanto Cucciolo Giovanni: trentatreenne, cuneese come zi’, trapiantato a Torino, dove si è laureato in Economia, appartiene alla dinastia di costruttori di rimorchi della famiglia del cosiddetto “gigante di Marene”.

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Tuttavia Nipote Crosetto non si può neppure ritenere uno sconosciuto alla politica, essendo stato eletto con oltre mille voti di preferenza. Così, da tre anni, Crosetto Giovanni siede nei banchi del Consiglio comunale della sua città, dove ricopre l’incarico di capogruppo. “Da allora – riporto dalle cronache – qualcuno – tra polemica e tautologia – lo ha ribattezzato il “nipote d’Italia”. A suo merito va però detto che il giovane Crosetto si è distinto per aver criticato i “camerati” del suo stesso partito che hanno partecipato alle presentazioni del libro del generale Vannacci. Quanto al resto, si dichiara contrario alla carne sintetica, da lui definita una “porcheria”, e sostiene la linea filo-atlantista e pro-Israele nei dibattiti sulle questioni internazionali. Recentemente, e di ciò gli va dato merito, ha anche mandato in bestia i nostalgici fascistoni già tesserati del Msi, condannando apertamente i saluti romani visti al raduno per l’anniversario di Acca Larentia: “Una agghiacciante apologia del fascismo”, parole tutte sue, almeno lui, diversamente dalla Meloni e dall’altro “quadrunviro” di Fratelli d’Italia, Ignazio La Russa, non ha timore di chiamare per nome l’orrore. Nel Paese dove l’anziano padre in punto di morte, intanto che esala l’ultimo respiro, pronuncia rivolto al figlio la sentenza: “Fatti furbo”, nel medesimo Paese rispetto al quale, ragionando sui simboli della bandiera, Leon Longanesi sosteneva che in luogo dello stemma sabaudo dovesse figurare il motto “Tengo famiglia”, è certo che pochi, se non nessuno, troveranno da ridire sul fatto che un nipote possa fare affidamento sull’abbraccio e la spinta amorevole che giunge da uno zio.

Guido Crosetto e Giorgia Meloni
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